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Questo Eremo incastonato nella roccia a strapiombo sul Lago Maggiore sembra sfidare la gravità ed è uno scrigno segreto di storia, arte e architettura

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La visita all’Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno, a picco sul Lago Maggiore e incastonato nella roccia, regala emozioni uniche. La storia di questo monastero sospeso tra cielo e terra con affreschi magnifici

Dopo tanti viaggi lontani da casa, questa volta vi porto con me a pochi chilometri da dove vivo per andare ad esplorare un luogo in cui la pietra sembra sfidare la gravità e l’acqua del lago riflette secoli di devozione e silenzio. Arrivando all’Eremo di Santa Caterina del Sasso, nel comune di Leggiuno, la sensazione immediata è di penetrare in un’architettura impossibile, aggrappata con le unghie e con i denti a una parete rocciosa a strapiombo sul Lago Maggiore. Guardando il complesso dal battello, la struttura appare come un nido d’aquila che custodisce storie di naufragi, miracoli sospesi e dipinti di rara eleganza.

@RebeccaManzi/GreenMe

Con le scale o in ascensore, in battello per una magia unica

Parliamo di battello perché sono diverse le modalità per raggiungere l’eremo. Chi viaggia in auto deve percorrere la A8/A26 con uscita a Sesto Calende, proseguire verso Laveno Mombello e raggiungere Leggiuno, lasciando il veicolo nell’ampio parcheggio gratuito presso le Cascine del Quiquio. Da questo punto si può scendere al santuario percorrendo la panoramica scalinata di 268 gradini immersa nella vegetazione (da non sottovalutare la pendenza al ritorno) oppure utilizzando l’ascensore scavato nella roccia. Questa opera ingegneristica supera un dislivello di 51 metri al costo di un euro in monete e rende l’area accessibile a chiunque, compresi pellegrini anziani o persone su sedia a rotelle.

Un’altra opzione molto affascinante è giungere via acqua utilizzando i battelli della Navigazione Lago Maggiore in partenza da Stresa o Laveno Mombello, sbarcando al piccolo molo e risalendo la scalinata di circa 80 gradini. Gli orari di apertura variano durante l’anno: in primavera e estate l’eremo è accessibile tutti i giorni dalle 9.30 del mattino fino alle 19.30, mentre nei mesi invernali l’apertura turistica si concentra nei fine settimana e nei giorni festivi mentre nei giorni feriali è solo al pomeriggio. Consigliamo di indossare scarpe comode per affrontare i gradini in pendenza e di rispettare la sacralità del luogo con un abbigliamento adeguato anche nei mesi più caldi.

Santa Caterina 1

@RebeccaManzi/GreenMe

Il voto di Alberto Besozzi e il miracolo dei massi

La genesi di questo santuario unico al mondo affonda le sue radici nel XII secolo. La tradizione narra che Alberto Besozzi, un ricco mercante ed usuraio della zona, fu sorpreso da un violento nubifragio mentre attraversava il lago. Preso dal terrore di morire, fece un solenne voto a Santa Caterina d’Alessandria: se fosse scampato alla furia delle acque, avrebbe abbandonato ogni bene materiale per dedicare il resto dei suoi giorni alla preghiera e alla solitudine. Trovato riparo in una grotta naturale su questa sponda scoscesa, l’uomo mantenne la promessa erigendo una piccola cappella votiva. Nel sacello edificato nel 1195 riposano ancora oggi le reliquie del Beato Alberto Besozzi, visibili all’interno di una teca accanto alla cappella originale.

Nel corso del XIV secolo la struttura si ingrandì notevolmente grazie all’edificazione della Chiesa di San Nicola e della Chiesa di Santa Maria Nova, passando negli anni sotto la cura dei Domenicani, dei frati di Sant’Ambrogio ad Nemus e infine dei Carmelitani di Modena. A inizio Settecento si verificò poi l’episodio che legò per sempre il nome del luogo a quello di Santa Caterina del Sasso Ballaro. Cinque enormi massi rocciosi si staccarono dalla parete precipitando sulla chiesa. I macigni rimasero miracolosamente incastrati nella volta di una cappella, restando sospesi proprio sopra le spoglie del fondatore per quasi due secoli, fino al 1910. Ancora oggi, alzando gli occhi verso il soffitto della chiesa, si nota la grande apertura lasciata dalla frana che testimonia quell’evento prodigioso.

Santa Caterina 2

@RebeccaManzi/GreenMe

Nel cuore della roccia tra chiostri e campanili

Camminando lungo i terrazzamenti a picco sull’acqua, l’esplorazione del monastero regala scorci continui di grande suggestione. Il primo edificio che incontriamo è il Convento Meridionale, una struttura del XIV secolo caratterizzata da un lungo porticato a sette arcate e da una sala capitolare al cui interno si trova un antico camino circondato da affreschi ben conservati. Proseguendo oltre un piccolo cortile ci si imbatte nel Conventino, edificio del XIII secolo dove un tempo si trovavano la cucina, il refettorio e le celle dei monaci. Nel cortile esterno attira subito l’attenzione un imponente torchio in legno storico, mentre le pareti interne mostrano un ciclo di affreschi seicenteschi dedicati al tema della Danza Macabra.

Santa Caterina 3 Convento Meridionale

@RebeccaManzi/GreenMe

Il percorso si conclude davanti alla splendida facciata della Chiesa di Santa Caterina, preceduta da un portico rinascimentale a quattro archi che protegge bellissime pitture murali. La chiesa nasce dalla fusione di tre cappelle sorte in epoche diverse, elemento che spiega la sua pianta irregolare modellata sulla forma della roccia sottostante. Al suo interno si ammirano dipinti realizzati dal XIV al XIX secolo, mentre all’esterno domina il paesaggio il campanile in pietra alto 15 metri, eretto nel XIV secolo e posizionato direttamente sul ciglio della parete rocciosa.

Santa Caterina 5 Chiesa di Santa Caterina

@RebeccaManzi/GreenMe

Santa Caterina 6 Chiesa di Santa Caterina

@RebeccaManzi/GreenMe

Proprietà della Provincia di Varese dal 1970, la struttura ha visto alternarsi dopo i restauri gli oblati benedettini e, dal 2019, la Fraternità Francescana di Betania. Lasciare l’Eremo di Santa Caterina significa portarsi dietro l’odore dell’acqua dolce mescolato a quello della pietra umida, insieme all’immagine indelebile di un angolo di Lombardia dove la devozione e la maestosità della natura hanno trovato una sintesi perfetta.

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