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Nell’ambito della XXI edizione del Festival di Musica Classica «Città di San Giovanni Valdarno», Enea Chisci, Giovanni Vannoni e Giulio Piras hanno ricevuto la commissione di nove nuove cadenze per altrettanti concerti pianistici di Mozart, che saranno eseguiti tra novembre e dicembre 2026 con l’Orchestra OIDA. Condividono la formazione compositiva con il Maestro Antonio Anichini al Conservatorio di Siena, ma ciascuno ha affrontato autonomamente il lavoro, seguendo le proprie inclinazioni artistiche. Le riflessioni che seguono nascono dalle differenti domande che questa esperienza ha suscitato in ognuno di loro.
- Enea Chisci: che cos’è una cadenza?
“Che cos’è una cadenza?” è la prima domanda che questo lavoro ha innescato. Come rispondere? Da principio credendo che la definizione si possa trovare nelle cadenze stesse, cioè in ogni singola cadenza. Risposta giusta? In ogni singola cadenza si può trovare che cosa è ogni singola cadenza? È davvero oggetto di interesse cosa è ogni singola cadenza, cioè ogni singola cadenza in ogni singolo concerto? Ponendo la prima domanda, a pensarci, forse è più orientato chiedersi che cosa una cadenza può diventare: se una cadenza può dominare il proprio destino di introdurre o intermezzare un concerto, se può “farsi”, crearsi un tempo di vita propria. Si potrebbe dire, dunque, che la cadenza è un processo e precisamente è il processo dei suoi gesti musicali, il germogliare delle sue gemme.
Scrivere le cadenze per i Concerti K.537, K.414 e K.271 ha richiesto di mettersi dietro le quinte dei perfetti spettacoli musicali messi in essere da Mozart: partecipare non più come ascoltatore o studioso, ma come compositore chiamato a confrontarsi con i meccanismi che muovono il suo materiale musicale, con le questioni che tale movimento solleva, speculative e storiche. In quel preciso momento storico, l’autore esprime una concezione del mondo e si fa carico di una speculazione che ne rappresenta l’apogeo e l’inizio del dissolvimento.
- Giovanni Vannoni: da dove fare nascere nuove cadenze per Mozart?
Il lavoro sulle cadenze è partito da una domanda molto semplice: che senso ha, oggi, scrivere una cadenza per Mozart? E soprattutto: come può una cadenza diventare qualcosa di personale, senza limitarsi a imitare uno stile che appartiene a un’altra epoca?
Non volevo scrivere “in stile mozartiano”. Sentivo però la necessità di rimanere profondamente legato alla partitura. Per questo ho studiato ciascun movimento cercando di individuarne gli elementi più caratteristici: talvolta un materiale tematico, talvolta un particolare modo di svilupparlo, altre volte alcuni passaggi o intuizioni che mi sembravano contenere possibilità ancora aperte.
A partire da questi elementi ho costruito le cadenze attraverso il mio linguaggio. Il materiale di Mozart viene quindi ripreso, trasformato e reinterpretato attraverso aspetti che appartengono alla mia esperienza musicale: elementi jazzistici, procedimenti legati all’improvvisazione e una certa fluidità gestuale.
Uno degli aspetti che mi ha colpito maggiormente è stato proprio scoprire quanto, in Mozart, il discorso musicale possa essere anche gestuale. Accanto a elementi melodici molto definiti, compaiono spesso figurazioni e movimenti pianistici che possiedono una forte componente fisica e dinamica. È un aspetto che sento molto vicino al mondo dell’improvvisazione jazzistica e che mi ha permesso di trovare un punto di contatto naturale tra la scrittura di Mozart e il mio modo di pensare la musica.
Le cadenze sono nate quindi da questo dialogo: partire dal testo originale, riconoscerne i tratti più vivi e provare a farli transitare attraverso il mio linguaggio, senza perdere il legame con Mozart ma senza rinunciare alla mia identità.
- Giulio Piras: che domande le suscita scrivere cadenze per Mozart?
Il lavoro sulle mie cadenze per i concerti per pianoforte e orchestra di Mozart è nato da una domanda fondamentale: che cosa significa, oggi, mettere mano al materiale di Mozart, soprattutto quando si interviene in una forma particolare come quella della cadenza, che si inserisce nel dialogo tra le diverse sezioni del concerto?
Da qui è nata una seconda domanda, più personale: che cosa vedo io in Mozart? Quali possibilità mi offre il materiale dei concerti che ho scelto di affrontare, ovvero il Concerto n. 15 in si bemolle maggiore K. 450, il n. 19 in fa maggiore K. 459 e il n. 20 in re minore K. 466? Mi sono interrogato anche sulle possibili relazioni tra questi materiali e altri elementi della produzione del compositore, cercando rimandi e connessioni da sviluppare attraverso il mio lavoro.
Da una parte, mi sono divertito a dare ad alcuni materiali una profondità più romantica; dall’altra, ho cercato di creare interazioni con il repertorio operistico di Mozart. Nel Concerto in fa maggiore, per esempio, ho inserito un riferimento a Se vuol ballare, signor Contino, dalle Nozze di Figaro. Nel Concerto in re minore, invece, ho fatto dialogare il materiale del concerto con la scena A cenar teco dal Don Giovanni. Questi interventi mi hanno permesso di esplorare nuove possibilità espressive, mettendo in relazione mondi musicali diversi ma appartenenti allo stesso universo creativo.
Il risultato è un lavoro che si sviluppa a partire dalla scrittura mozartiana, ma che al tempo stesso apre prospettive alternative. Mi interessa proprio questo spazio di possibilità: immaginare come una musica avrebbe potuto evolversi se il compositore avesse intrapreso una strada diversa, oppure chiedermi se avrebbe potuto prendere in considerazione un’alternativa rispetto alla soluzione che conosciamo.
In questo senso, lavorare sulle cadenze è stato anche un esercizio di immaginazione. Ho cercato di individuare percorsi alternativi che fossero originali e, allo stesso tempo, coerenti con il materiale di partenza. Nel Concerto in si bemolle maggiore, per esempio, Mozart costruisce la propria cadenza a partire dal primo tema. Mi sono quindi chiesto che cosa sarebbe successo se avessi scelto invece il secondo tema, provando a sviluppare da lì una cadenza nuova, capace di mantenere una relazione organica con il concerto.
È da queste domande, e dal desiderio di esplorare strade musicali non percorse, che è nato l’intero progetto, fino alla realizzazione delle mie cadenze per questi tre concerti.
Alessandro Cammarano
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