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La crociata di Talarico contro i miliardari: così il dem “predicatore” può prendersi il Texas

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“Il Texas non è in vendita”. Lo ha detto più volte, nei suoi comizi, il candidato democratico al Senato James Talarico, che ha fatto dell’opposizione ai finanziamenti dei miliardari nelle campagne elettorali una linea d’attacco costante al suo avversario, il procuratore generale dello Stato Ken Paxton. Ne ha motivo: nel terzo quarto dell’anno, infatti, Talarico ha ricevuto donazioni complessive per ben 64 milioni di dollari, mentre il suo avversario, che non spicca nella raccolta fondi, ne ha ottenuti solo 18. Alcune grandi donazioni, però, hanno ribaltato la situazione: Elon Musk, il Ceo di Tesla e SpaceX, è quello che ha donato di più al partito repubblicano in questa campagna. A metà ottobre, aveva speso 400 milioni di dollari per sostenere le campagne della destra americana.

Molti di questi soldi sono andati in Texas: 158 milioni donati al Senate Leadership Fund, il gruppo d’interesse repubblicano per il controllo del Senato, sono finiti a Texas Pac, un gruppo a supporto di Paxton. Altri 10 milioni sono stati donati direttamente al Lone Star Liberty Pac, un altro gruppo pro-Paxton. Proprio questo squilibrio ha portato Talarico a criticare il sistema. In un comizio durante la campagna ha affermato che “se avete visto uno spot che mi attacca, è stato Elon”. Musk, d’altronde, è molto interessato a chi vince in Texas: dal 2020, infatti, ci vive e le sue aziende stanno espandendo le operazioni nello Stato. 

Talarico ha fatto dell’opposizione ai miliardari una delle sue priorità di campagna sin da subito: nel suo video di lancio, a settembre del 2025, aveva detto che i ricchi stanno cercando di dividere le persone sulle questioni sociali in modo da procedere indisturbati con il taglio delle tasse; il candidato ha anche più volte affermato che la divisione politica preminente in questi tempi non è quella tra destra e sinistra, ma tra ricchi e classe lavoratrice, in questo riprendendo tematiche già portate avanti dal senatore del Vermont Bernie Sanders.

Musk ha risposto alle accuse: ha replicato che “Talarico odia il Texas” e ha portato avanti tesi senza fondamento, propagate sul suo social X, sul fatto che soffrisse di un problema di salute mentale. Alcuni utenti del social network erano andati oltre, arrivando ad ipotizzare che Talarico, che è stato assente dalla campagna elettorale per nove giorni, fosse ricoverato in un istituto in Ohio: in realtà, era a casa a curare una brutta influenza. Nonostante i soldi spesi, però, i sondaggi continuano a ritenere Talarico in leggero vantaggio: dovesse farcela, sarebbe il primo democratico dal 1988 a diventare senatore del Texas.

James Talarico ha una storia molto particolare. Cresciuto con la madre e adottato dal suo secondo marito, il sales manager Mark Talarico, non ha rapporti col padre biologico, che ha sofferto di una dipendenza da alcol. È stato battezzato come presbiteriano e ha frequentato la chiesa del pastore Jim Rigby, una persona attiva in politica che nei suoi sermoni parlava apertamente di giustizia sociale. Già alle scuole medie, Talarico, insieme a un gruppo della chiesa, protestava contro la guerra in Iraq. Ha fatto l’insegnante in una scuola media di San Antonio e ha frequentato il seminario presbiteriano con l’obiettivo di diventare anch’egli pastore. Si è candidato alle elezioni per la Camera del Texas nel 2018, all’età di 29 anni, e ha vinto un seggio che votava repubblicano ininterrottamente dal 2002. Ad Austin, ha lavorato a stretto contatto con istituzioni a guida repubblicana, ed è riuscito a far passare alcuni provvedimenti in maniera bipartisan, soprattutto sul tema dell’istruzione: ad esempio, ha lavorato coi repubblicani per limitare a 22 i bambini per classe alla scuola materna.

Durante il periodo delle guerre culturali del 2020, si è fatto notare per alcune frasi di cui in campagna elettorale ha detto di essersi pentito: tra queste, che Dio sarebbe non binario e che le persone transgender avrebbero potuto scegliere con chi praticare sport. Queste frasi, oggi, sono riproposte dai repubblicani a ciclo continuo per dipingere Talarico come un radicale di estrema sinistra, lontano dai valori conservatori del Texas. Attacchi che faticano, però, a fare breccia tra gli elettori, che continuano a porre economia e costo della vita, e non i temi culturali, come principali aspetti su cui basare la scelta del candidato per cui votare. I democratici, infatti, puntano in campagna elettorale sul costo della vita e sulla sanità: Talarico ha ammesso di aver esagerato con alcuni commenti passati, ma ha affermato che Paxton pensa a quello come grande distrazione dalla sua carriera di corruzione. Il repubblicano, infatti, ha subito un impeachment dai membri del suo stesso partito per corruzione e abuso d’ufficio.

Per di più, da seminarista Talarico ha attaccato spesso i suoi avversari su temi riguardanti la religione: ha definito la visione religiosa dei repubblicani del Texas una forma di autoritarismo con cui si pratica un controllo totale della libertà delle persone e si persegue “un’adorazione del potere in nome di Cristo”. A queste parole ha fatto seguito con i fatti: durante un dibattito su una legge che avrebbe imposto l’obbligo di esposizione dei dieci comandamenti nelle scuole, Talarico ha preso la parola e l’ha definita “una legge anti-cristiana, promotrice di idolatria ed esclusione”. Annunciando la sua candidatura, Talarico ha proclamato la sua devozione “a un rabbino scalzo che ha dato due comandamenti: amare Dio e il proprio vicino”. Per il candidato, il messaggio centrale di un politico cristiano dovrebbe essere sempre quello di amare il prossimo, e i repubblicani, non permettendo alle donne di abortire e legiferando contro i diritti LGBTQ+, andrebbero contro questi insegnamenti.

Talarico, dunque, sta attaccando Paxton e i repubblicani in due punti nevralgici della destra trumpiana: l’uso della religione e la costruzione di un culto distruttivo e il rapporto tra tech bro, miliardari e mondo MAGA. Nei comizi, il candidato dem ha criticato frontalmente la connessione tra il suo avversario e i soldi dei miliardari, affermando che Elon Musk vuole comprarsi il seggio, che “vuole la nostra terra, la nostra acqua e un senatore personale”. Ma, ha concluso Talarico, i milioni investiti dal miliardario non sono abbastanza: “i soldi sono potenti, ma non sono paragonabili al potere delle persone”.

Immagine in anteprima: Antonioaesparza, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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