HomeAmbienteCosì la startup Tocatì Kids rivoluziona il second hand per bambini

Così la startup Tocatì Kids rivoluziona il second hand per bambini

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I bambini crescono in fretta e, con loro, si moltiplicano a dismisura i capi d’abbigliamento che, nel giro di pochi mesi, diventano troppo piccoli. Fino a qualche decennio fa, esisteva un “villaggio” fatto di cugini, vicini di casa ed amici ai quali passare i vestiti smessi (o mai messi), prolungandone il ciclo di vita in modo naturale. Oggi, con case sempre più piccole e ritmi di vita frenetici, i genitori si ritrovano letteralmente sommersi da scatoloni di abiti praticamente nuovi, senza sapere come gestirli.

C’è chi si organizza portando qualcosa ai negozi second hand (sempre se si ha la fortuna di averne vicino casa), anche se solitamente viene fatta una stringente selezione e gli abiti ritirati, quindi, sono pochi. C’è chi riesce a vendere qualcosa online privatamente ma i più, per mancanza di tempo e spazio, stipano questi oggetti dentro armadi e nelle soffitte fino a quando hanno necessità di trovare una soluzione rapida e possibilmente differente dal cassonetto (della differenziata).

È esattamente da questa esigenza, profondamente sentita in prima persona dalle ideatrici, che nasce Tocatì Kids, una startup innovativa fondata da Giulia Carlesso ed Elettra Cornale. Due donne di quarant’anni, entrambe mamme di due bambine, che hanno deciso di unire la loro conoscenza del settore – maturata in oltre quindici anni di carriera come manager nel mondo della moda – con la loro quotidianità familiare.

“Abbiamo imparato a conoscere questo settore dall’interno prima di dare la nostra interpretazione nuova”, racconta Elettra. Giulia è sempre stata una fruitrice attenta del second hand, mentre Elettra, provenendo dal settore della moda bambino di lusso, non si era mai approcciata a questo mondo, frenata dalla mancanza di tempo e dalla complessità dei portali esistenti. Unendo le loro visioni, hanno deciso di lavorare per colmare i gap del mercato italiano, creando una piattaforma che ha l’obiettivo ambizioso (ma non impossibile) di abbattere ogni barriera e pregiudizio, rendendo l’acquisto dell’usato un’esperienza esteticamente curata, semplice e gratificante.

tocati kids bimbi
Foto: Tocati KIds

Niente scuse per non scegliere l’usato: estetica, fiducia e ritiro a domicilio

Siamo costantemente bombardati dagli algoritmi e dalle tentazioni del fast fashion che rendono l’acquisto compulsivo del nuovo la strada più facile. L’obiettivo di Tocatì Kids è proprio quello di invertire questa tendenza, offrendo un’alternativa che sia “una soluzione sia per il portafoglio che per il pianeta”, come sottolinea Giulia. Per farlo, le due fondatrici hanno puntato fortissimo sull’estetica e sull’usabilità del sito.

“Le persone, a volte, scelgono il nuovo proprio perché attratte da siti con facili esperienze di acquisto e presentazioni dei prodotti accattivanti e noi abbiamo lavorato per poter assicurare lo stesso servizio”. Insomma, se l’occhio vuole la sua parte e “facile è bello”, “quando ti trovi in un sito curato, con belle foto e descrizioni precise, sei molto più invogliato” anche se si tratta di abiti usati, ci spiegano Elettra e Giulia. 

L’approccio non è, però, mai giudicante: l’obiettivo è normalizzare il second hand, dimostrando che è possibile abbandonare gradualmente i prodotti nuovi ma soprattutto il mercato fast fashion. 

Semplificazione e trasparenza non sono però rimaste solamente a livello di acquisto. 

Infatti le famiglie possono liberarsi eticamente dei capi che non usano più attraverso un servizio di ritiro gratuito e ricevendo in cambio un cashback ovverosia un buono sconto da spendere sul portale per acquistare abiti della taglia successiva. “Tante volte abbiamo visto che la sola possibilità di potersi liberare dei vestiti ed essere anche remunerati è un incentivo per provare per la prima volta il mercato second hand», spiega Giulia. “La nostra soddisfazione maggiore è vedere che quella prova va bene e il cliente ritorna anche quando non ha più i buoni”.

I numeri sono letteralmente pesanti: la media di ritiro è di ben 10-12 kg a famiglia, un volume enorme ma proporzionato se si considera che, nei primi quattro anni di vita, un bambino cambia taglia ogni sei mesi e che in molti mettono via le cose non sapendo se potranno nuovamente essere utili.

Tocati Kids Giulia
Foto: Tocati Kids

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Economia circolare a 360 gradi: come la gestione degli scarti e la partnership con Rifò

Tocati Kids pacchi
Foto: Tocatì Kids

Quando gli scatoloni arrivano nel magazzino di Tocatì Kids, in provincia di Treviso, inizia un meticoloso lavoro di selezione. Fortunatamente — ci dicono — i capi ritirati sono spesso in condizioni eccellenti, lavati con cura, divisi per taglie e, talvolta, ancora con il cartellino originario. Lo scarto vero e proprio si attesta sotto il 20%, ma, in un’ottica di vera economia circolare, si cerca di ridurre gli sprechi al minimo. Per i capi con piccole imperfezioni, come macchioline o forellini, è stata creata una sezione “Outlet” sul sito, dove i vestiti vengono venduti a prezzi simbolici: sono, ad esempio, soluzioni perfette per il cambio all’asilo o per giocare al parco. 

I capi in ottime condizioni, ma sprovvisti di etichetta (e quindi difficili da catalogare sul sito) vengono donati a canali di beneficenza. 

L’ultima chicca circolare riguarda il fine vita dei tessuti irrecuperabili. “Il canale di smaltimento al quale teniamo di più è Rifò, un’azienda che ricicla i tessuti. Se un capo da scartare è composto, per almeno il 95%, da cotone o lana va direttamente a loro che lo trasformano in filato riciclato per dare vita a nuovi prodotti”. Un modello virtuoso che punta a chiudere perfettamente il cerchio.

Innovazione tecnologica: intelligenza artificiale e sanificazione ad ozono come possono essere utili?

Come si riesce a fare tutto ciò? Per scoprirlo è importante spostarsi nel dietro le quinte. Gestire migliaia di capi unici richiede un‘organizzazione logistica impeccabile. Per superare il “collo di bottiglia” del tempo richiesto per caricare online ogni singolo capo, Tocatì Kids ha investito in un’app basata sull’intelligenza artificiale. Scattando una foto al capo, l’IA rileva in automatico la maggior parte delle informazioni (tipologia, colore, caratteristiche), permettendo alle fondatrici di aggiungere solo pochi dettagli prima della messa online. Per velocizzare ulteriormente le vendite e venire incontro ai genitori che cercano praticità, sono stati ideati i “Box Asilo”, set completi e funzionali composti da pantaloni, felpe e t-shirt, abbinati con gusto dalle stesse fondatrici. 

Un altro aspetto fondamentale è poi la sicurezza igienica, essenziale per abbattere l’ultimo pregiudizio legato all’usato. “Abbiamo investito in un dispositivo medico che sanifica con ozono”, precisa Elettra. Ogni capo viene sanificato all’arrivo e nuovamente prima della spedizione, abbattendo il 99% dei batteri.

“La gente non pensa che se vai in un negozio di abbigliamento nuovo, il capo è stato esposto per mesi, toccato da tutti, ha attraversato Paesi condizioni ignote. Il nostro second hand è tutt’altro che sporco, anzi, è infinitamente più sicuro e pulito di alcuni capi nuovi che si comprano in negozio”.

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Tocati kids vestiti
Foto: Tocatì Kids

Il salvataggio dell’invenduto e il passaporto digitale per le aziende

Tocatì Kids non guarda solo al passato dei capi, ma anche al futuro del settore moda. Anticipando la normativa europea che, dal luglio 2026, vieta la distruzione dei capi invenduti, Giulia ed Elettra hanno iniziato a proporsi come partner strategici per le aziende produttrici di moda bambino. Sono così partite da una richiesta ad aziende italiane: “nel tuo magazzino hai capi danneggiati, troppo onerosi da ripristinare, campionari o taglie singole? Noi li ritiriamo, liberando il magazzino e dando loro una seconda vita”, raccontano.

Questi capi nuovi vengono venduti sul portale a prezzo scontato, accompagnati da un bollino termoadesivo. Se la famiglia applica il bollino e, una volta dismesso, restituisce il capo a Tocatì Kids tramite il servizio di ritiro, quel vestito rientra nel circuito second hand con una valorizzazione maggiore. “A lungo termine, vorremmo essere fornitori di dati preziosi per il bilancio di sostenibilità delle aziende, supportandole nella creazione del passaporto digitale del prodotto, fornendo informazioni su distribuzione geografica e durata di utilizzo del capo”. Un servizio B2B che trasforma un costo aziendale (le giacenze) in un asset di sostenibilità misurabile.

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La community delle “Torde” e il coraggio di dire no al fast fashion

Giulia ed Elettra_Tocatì Kids
Foto: Tocatì Kids

Per fidelizzare le clienti, Tocatì Kids ha lanciato un programma loyalty dal nome ironico e affettuoso: le “Torde”. Il termine, che richiama il “Tordo’s Club” fondato da Giulia ed Elettra ai tempi delle scuole superiori, gioca sul concetto di mamme “stordite” dal carico mentale quotidiano. “Più torda sei, più accumuli punti e sblocchi livelli, facendo acquisti sostenibili”, scherzano.

L’approccio non è mai giudicante: l’obiettivo è normalizzare il second hand, dimostrando che è possibile abbandonare gradualmente il fast fashion.

Tuttavia su un punto la startup è irremovibile: il rifiuto categorico del super fast fashion. Sul portale è esplicitamente indicato che non si ritirano capi di brand come Shein o Primark. “È un modo per spingere le persone a non comprare prodotti distribuiti da queste aziende”, affermano con decisione.

Per realizzare questo progetto, Giulia ed Elettra hanno lasciato posti di lavoro sicuri e ben retribuiti, dedicandosi al 100% alla loro impresa. Oggi, con circa 5.000 capi venduti e un magazzino che ne ospita oltre 2.000 kg, sono alla ricerca di investitori che credano nella loro visione. Con un’attenzione maniacale alla riduzione degli sprechi – che passa anche per il riutilizzo di scatole di recupero per il packaging – Tocatì Kids dimostra che fare impresa in modo etico, solidale e ambientale non è solo possibile, ma è l’unica strada percorribile per il futuro della moda.

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